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CARMINA BURANA:
October 20, 2006 01:24 PM PDT
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FORTUNA IMPERATRIX MUNDI
O Fortuna,
velut luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem,
potestatem
dissolvit ut glaciem.

sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
mihi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.

sors salutis
et virtutis
mihi nunc contraria,
est affectus
et defectus
semper in angaria.
hac in hora
sine mora
corde pulsum tangite;
quod per sortem
sternit fortem,
mecum omnes plangite!

Fortune plango vulnera
stillantibus ocellis,
quod sua mihi munera
subtrahit rebellis.
verum est, quod legitur:
fronte capillata,
sed plerumque sequitur
occasio calvata.

in Fortune solio
sederam elatus,
prosperitatis vario
flore coronatus;
quicquid tamen florui
felix et beatus,
nunc a summo corrui
gloria privatus.

Fortune rota volvitur:
descendo minoratus;
alter in altum tollitur;
nimis exaltatus
rex sedet in vertice -
caveat ruinam!
nam sub axe legimus
Hecubam reginam.

Carmina Burana sono una delle più importanti sillogi di documenti poetici e musicali del Medioevo, raccolti nel Codex Latinus Monacenis e costituiscono una delle più complete raccolte di canti d' ispirazione goliardica del Medioevo. Il termine Carmina Burana è stato introdotto dallo studioso Johannes Andreas Schmeller nel 1847 in occasione della prima pubblicazione del manoscritto: in origine il manoscritto era infatti conservato nell'abbazia di Benediktbeureun (l'antica Bura Sancti Benedicti fondata attorno il 740 da San Bonifacio nei pressi di Bad Tölz in Baviera). Dal 1803, anno dell'entrata in vigore dell'editto napoleonico volto a secolarizzare i beni ecclesiastici, il manoscritto è conservato nella Biblioteca Nazionale di Baviera.

Oggi i Carmina Burana, ed in particolar modo il brano O Fortuna, sono noti soprattutto grazie al lavoro realizzato da Carl Orff nel 1937 che, sebbene affascinante, non si attiene alle indicazioni contenute nel codice e si tratta dunque di musica del Novecento, appoggiata su questi testi medievali in parte modificati e alla ricerca di un "sound medievale". Quanto detto non toglie comunque il notevole valore artistico dell'opera, che ha riscosso e continua a riscuotere ancora oggi il favore del pubblico.